Web tax, approvato l’emendamento alla legge di Bilancio

Approvato dalla commissione Bilancio del Senato l’emendamento alla legge di Bilancio 2018 sulla web tax, ovvero l’imposta del 6% sulle prestazioni di servizio dei colossi della rete che, dal 2019 potrebbe portare un gettito di 114 milioni di euro. “L’Italia è tra i primi paesi in Europa ad approvare una norma di questo tipo, che potrà essere rimodulata ulteriormente nel passaggio della legge alla Camera – commenta il deputato Pd Tiziano Arlotti -. Dopo l’abolizione del parityrate grazie all’emendamento da me proposto e dopo il ruolo di sostituto di imposta attribuito ad Airbnb e agli altri intermediatori, la web tax è un ulteriore tassello per la correttezza dei rapporti fra lo Stato italiano e i colossi del web, che finora hanno lucrato non pagando sostanzialmente nessun onere fiscale. Il principio è che non possono esserci realtà commerciali che sfuggono alla tassazione”.
La web tax del 6% da applicare alle prestazioni di servizi effettuate con mezzi elettronici entrerà in vigore dal primo gennaio 2019 e non più, come previsto in un primo momento, dal primo luglio 2018. È quanto prevede la terza versione dell’emendamento di Massimo Mucchetti che introduce appunto l’aliquota del 6%. Lo slittamento riguarda automaticamente anche il gettito.
Lo spettro si allarga potenzialmente a tutti i tipi di attività, dal solo business to business anche al business to consumer, ossia agli acquisti effettuati dagli utenti.
La web tax fonderà su tre punti. In primis il monitoraggio dell’Agenzia delle Entrate attraverso lo spesometro. Poi, l’accertamento della stabile organizzazione laddove non sia dichiarata: l’amministrazione finanziaria “verificherà” il superamento di una soglia di 1.500 operazioni per un controvalore di 1,5 milioni di euro nell’arco di sei mesi, a quel punto l’Agenzia convocherà il soggetto in contraddittorio per effettuare i riscontri. Infine, l’introduzione dell’imposta al 6% sul valore della singola transazione.
Spetterà poi al Ministero dell’economia, con apposito decreto da emanare entro il 30 aprile 2018, definire nello specifico le prestazioni di servizi a cui applicare l’imposta. La tassazione esclude dalla sua attuazione le transazioni digitali delle piccole imprese, delle imprese agricole e dei contribuenti che hanno aderito al regime forfettario.

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