Voucher, dibattito a Rimini

Venerdì 16 giugno Chiamamicitta.it ha invitato in piazza Tre Martiri a Rimini, l’On. Tiziano Arlotti (PD, Commissione lavoro della Camera), Graziano Urbinati, Segretario provinciale della CGIL Rimini, Patrizia Rinaldis, Presidente dell’Associazione Albergatori della nostra città, Gianni Indino, Presidente di Confcommercio Rimini e Luigi Giove, Segretario regionale della CGIL Abbianmo parlato di “Voucher e lavoro. Quale modello per Rimini” , in un dibattito franco e animato.

Tiziano Arlotti ha ricostruito la vicenda dei voucher, nati per scopi lontanissimi da quelli per cui alla fine sono sstati utilizzati e in maniera così massicci; solo negli ultimi anni, da 15 milioni di buoni del lavoro nel 2011, si è passati a 24 milioni nel 210212, fino a 1490 milioni nel 2016.

Era chiaro – ha affermato l’Onorevole Arlotti – che questa situazione andava in qualche modo regolamentata. E’ successo con la tracciabilità e, successivamente con l’abolizione totale per riproporre, successivamente, uno strumento del “lavoro accessorio” approvato ieri con la manovrina”.

Era almeno dal 2014 che abbiamo segnalato al Governo l’uso distorto dei voucher e chiesto più volte di discutere di come modificare questo strumento che, secondo noi, rappresentava (per come venivano utilizzati) una possibilità di sottopagare i lavoratori e fare addirittura nero”, ha replicato Luigi Giove, segretario regionale della CGIL. “Il Governo ha sempre negato il problema asserendo che era tutto sotto controllo. Così non è stato”. “A questo punto abbiamo raccolto oltre 4 milioni e mezzo di firme per un referendum che abrogasse questo strumento. La Corte Costituzionale si è pronunciata in merito e ne ha dichiarati ammissibili due sui tre da noi proposti”.

L’abolizione dei voucher da parte del Governo dopo che i Referendum erano stati accolti – ha proseguito il sindacalista – e la reintroduzione di qualcosa di simile con la manovrina, non è una semplice furbata, è una vera e propria mancanza di considerazione del parere di una parte importante del paese e rappresenta una sottrazione di democrazia”.

Sul referendum, sia sindacalisti che rappresentanti degli imprenditori si sono trovati d’accordo: andava fatto. Solo Tiziano Arlotti ha dissentito: “È  vero che occorreva più condivisione con le forze sociali, personalmente non condivido il percorso seguito dal governo, ma quanto allo strumento del referendum, sono ancora vive le fratture di quello sulla scala mobile del 1994″.

I rappresentanti delle categorie economiche, Patrizia Rinaldis e Gianni Indino hanno lamentato come di strumenti flessibili ci sia la necessità e che, a fronte degli abusi, andavano colpiti quelli. Patrizia Rinaldis ha evidenziato come, con la cancellazione dei voucher, sia incrementato il lavoro a chiamata e, soprattutto, sono fiorite strutture e “cooperative che si sono proposte per prendere in appalto lavori all’interno delle strutture ricettive”: situazioni opache che danneggiano innanzi tutto chi fa impresa in modo sano .

Graziano Urbinati ha però ricordato che nella Provincia di Rimini (seconda in Italia per quantità di buoni lavoro in proporzione ai residenti) solo  il 15% dei voucher sono stati utilizzati dalle famiglie, mentre l’85% da imprese e anche manifatturiere: “Teddy, azienda riminese, è stata il quarto utilizzatore di voucher in Italia, davanti anche a McDonald’s”.

Non sono mancate le battute polemiche, anche da parte del pubblico.

Tutti gli intervenuti hanno convenuto che il problema – oltre agli strumenti che dovranno essere perfezionati – è la qualità del lavoro. In mancanza di qualità e professionalità (la competitività non si può fare riducendo il costo del lavoro) intervengono altri fattori che sviliscono l’offerta del nostro sistema territoriale.

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