Le proposte del governo Gentiloni sulla previdenza

Gli interventi proposti dal Governo sulla previdenza, depositati ieri al Senato come emendamento al disegno di legge di Bilancio 2018, rappresentano un ulteriore passaggio del percorso iniziato con l’accordo con le organizzazioni sindacali del 28 settembre 2016. Un passo importante e significativo, che ha messo sul tavolo risorse complessive per circa otto miliardi. In particolare, col fine di favorire l’equità sociale, di aumentare la flessibilità delle scelte individuali, di eliminare gli ostacoli alla mobilità lavorativa e di sostenere i redditi da pensione più bassi, il Governo e le parti sociali concordarono lo scorso anno sull’obiettivo di adottare alcune misure già a partire dalla legge di bilancio 2017 (“fase I”) e di tenere aperto un confronto costruttivo e di merito su ulteriori interventi di riforma previdenziale nel corso del 2017 (“fase II”).
L’accordo ha portato la “no tax area” a 8.125 euro e sono stati aumentati gli importi corrisposti con la cosiddetta “quattordicesima mensilità” incrementando la platea dei beneficiari di 1,2 milioni di pensionati. Si è inoltre concordato l’obiettivo di adottare interventi di equità sociale e di sostegno alla flessibilità in uscita dal mercato del lavoro per lavoratori precoci e per lavori usuranti. Si è inoltre previsto di poter ricongiungere i contributi versati in più fondi previdenziali senza alcun onere a carico dei lavoratori.
Nel riminese ricordo che secondo i dati Inps sono ben 97.190 le prestazioni pensionistiche erogate nel 2016, che ammontano a un assegno medio mensile di 766 euro, sotto la media regionale e nazionale, dato indubbiamente legato alla stagionalità (posizioni previdenziali frammentate con pochi contributi) e a fenomeni di lavoro nero. Non a caso l’importo medio mensile delle 54.534 pensioni di vecchiaia è 971 euro, unica provincia dell’Emilia-Romagna sotto quota mille.
Coerentemente il “pacchetto previdenza” presentato dal Governo alle organizzazioni sindacali lo scorso martedì è sotto diversi punti di vista migliorativo rispetto all’accordo siglato lo scorso anno. L’emendamento alla legge di bilancio che ne recepisce i contenuti va dunque nel senso auspicato e già condiviso nel 2016 dalle parti sociali, con misure che ora vengono ulteriormente implementate.
Il pacchetto comprende ad esempio l’ampliamento delle categorie dei lavori gravosi esentati dall’aumento della pensione a 67 anni; un fondo ad hoc per la proroga dell’Ape social, la cui platea si estende a tutte le 15 categorie di gravosi; l’aumento dello sconto per l’accesso all’Ape social da parte delle lavoratrici con figli (dagli attuali sei mesi ad un anno per ogni figlio, sempre fino al massimo di due anni).
Inserito nel testo anche un impegno a proseguire il confronto sulle pensioni future dei giovani e sulle donne. Novità anche sul meccanismo di calcolo della speranza di vita a cui si lega l’età di uscita, dal 2021.

Questi i punti principali del documento del governo.

1. STOP QUOTA 67 PER 15 LAVORI GRAVOSI. Si indica l’esenzione dall’aumento dell’età per la pensione di vecchiaia a 67 anni dal 2019. Alle 11 categorie di lavori gravosi già individuate dall’Ape social, se ne aggiungono altre 4: operai e braccianti agricoli; marittimi; addetti alla pesca; siderurgici di prima (e questa è l’ultima novità) e seconda fusione e lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature non già ricompresi tra gli usuranti (già esentati). Le 11 sono: addetti alla concia di pelli; addetti ai servizi di pulizia; magazzinieri e facchini; camionisti; macchinisti e personale viaggiante; gruisti; infermieri e ostetriche che fanno i turni; maestre d’asilo; operai edili; operatori ecologici. Per l’esenzione è necessario aver svolto attività gravose da almeno 7 anni nei 10 precedenti ed avere almeno 30 anni di contributi.

2. SCONTO REQUISITI ANCHE PER PENSIONE DI ANZIANITÀ. Si propone di bloccare l’aumento di 5 mesi anche alle pensioni di anzianità (e non solo di vecchiaia) per le 15 categorie di lavori gravosi. I requisiti per l’uscita anticipata resterebbero fermi a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne (invece di salire, dal 2019, rispettivamente a 43 anni e 3 mesi e 42 anni e 3 mesi).

3. FONDO PER PROROGA APE SOCIAL. Altro punto, «l’accantonamento» in un fondo ad hoc dei risparmi di spesa, con l’obiettivo di consentire la proroga e la messa a regime dell’Ape sociale, la cui sperimentazione scade nel 2018. A oggi, l’anticipo pensionistico prevede l’uscita a 63 anni, con un sconto di 3 anni e 7 mesi rispetto alla pensione di vecchiaia.

4. PER LE DONNE SCONTO DI UN ANNO PER OGNI FIGLIO. La platea dell’Ape social dal 2018 è destinata ad ampliarsi alle 4 nuove categorie di gravosi, passando quindi dalle attuali 11 a 15. Inoltre, c’è l’impegno del governo ad allargare fino a un massimo di un anno per ogni figlio, entro il limite massimo di due anni, lo sconto sui requisiti di accesso all’Ape social per le lavoratrici con figli (al momento è prevista la riduzione di sei mesi per ogni figlio, sempre fino al massimo di due anni).

5. NUOVO CALCOLO ASPETTATIVA DI VITA. Il governo punta a una revisione «strutturale», per tutti, del meccanismo di calcolo della speranza di vita a cui si adegua l’età di pensione: dal 2021 si potrebbe considerare non solo la media del biennio confrontato con il precedente (e non più lo scarto secco tra un anno e un altro) ma anche fissare un «limite massimo di tre mesi» per ogni futuro rialzo. Se si registrasse un incremento superiore, sarebbe riassorbito nell’adeguamento successivo. Si terrebbe conto anche dell’eventuale riduzione della speranza di vita, che andrebbe però scalata dal biennio successivo.

6. COMMISSIONE AD HOC. Si guarda a una Commissione tecnica di studio (composta da Mef, ministeri Lavoro e Salute, Istat, Inps e Inail e con la partecipazione anche di esperti indicati dalle organizzazioni datoriali e sindacali) per una rilevazione «su base scientifica della gravosità» delle diverse occupazioni, «anche in relazione all’età anagrafica dei lavoratori». Si prevede che concluda i lavori «entro il 30 settembre 2018» e che «entro i 10 giorni successivi» il governo presenti al parlamento una relazione.

7. GIOVANI E DONNE RESTANO PRIORITÀ. Proseguire il dialogo con i sindacati per affrontare le problematiche inserite nella ‘fase due’ sulla previdenza. In particolare, il governo concorda sulla necessità di «dare priorità alla discussione» sulla «sostenibilità sociale dei trattamenti pensionistici destinati ai giovani al fine di assicurare l’adeguatezza delle pensioni medio-basse nel regime contributivo». Tra i temi a cui dare priorità anche lo sviluppo della previdenza complementare.

Verbale-incontro-Governo-CGIL-CISL-UIL-28settembre2016

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