Legge delega sul terzo settore, siamo alla fase conclusiva

Siamo arrivati alla fase conclusiva che questa settimana porterà al voto in Aula alla Camera la Legge delega sul terzo settore, importante riforma su cui anche a livello riminese c’è stata una approfondita discussione che ha coinvolto le associazioni  di volontariato e la cooperazione  no-profit. Un provvedimento molto  atteso in una realtà come la nostra, in cui Consorzio Sociale Riminese (che da solo nelle cooperative di tipo B dà lavoro a oltre 1000 persone di cui 40% svantaggiate), Volontarimini ed esperienze diffuse rappresentano quel “capitale sociale” che ci ha permesso di diventare un punto di riferimento importante anche a livello nazionale e di portare significative correzioni e integrazioni al testo finale. A loro va il mio particolare ringraziamento e l’impegno a promuovere e condividere una specifica iniziativa a Rimini entro fine aprile.

La legge delega del terzo settore ha iniziato il suo iter il 1 aprile e arriverà a conclusione della prima lettura giovedì 8, per continuare quindi in Senato. Il percorso che ha preceduto l’avvio della discussione in aula è stato molto lungo, iniziato con la definizione delle Linee guida per la riforma del Terzo settore messe a punto dal Governo nel maggio del 2014, prima sottoposte a consultazione pubblica e poi trasformate nel luglio dello stesso anno nella legge delega. È proseguito poi  con un lungo ciclo di audizioni informali e un lavoro accurato e approfondito della XII Commissione, seguito con particolare cura e attenzione dal gruppo Pd.

La legge delega di riordino del terzo settore è un provvedimento molto atteso che viene alla luce soprattutto per l’impegno del Pd: l’ossatura della legge è quella chiesta da anni dal Forum del Terzo settore e l’accusa rivolta alla delega da parte di alcuni di essere il cavallo di Troia per privatizzare il Welfare non solo non ha alcun riscontro nel testo, ma è priva di fondamento per l’ambito della legge delega che non tocca né la legge 328 né più in generale l’assetto del welfare.

L’esito del lungo lavoro istruttorio è un testo equilibrato che ridefinisce l’ambito e il significato del Terzo settore, riordina e rende più rispondente alla realtà di oggi la normativa precedente frammentaria e disomogenea, promuove la cittadinanza attiva e l’economia sociale vigilando su abusi e furbizie . Tra i punti della delega che nei mesi precedenti hanno avuto maggiore attenzione vi sono i controlli sul sistema, l’impresa sociale, la definizione di “servizio civile”.

Il testo che arriva in aula sceglie di collocare i controlli in capo al Ministero del lavoro, che peraltro cura la tenuta del registro unico del Terzo settore, piuttosto che ad una Authority che avrebbe avuto costi importanti per un’azione efficace su un sistema vastissimo.

Sull’impresa sociale l’obiettivo è ridefinirne finalità, confini e scopo sociale dopo la scarsa efficacia della legge 155/2006. Nella discussione l’attenzione si  è concentrata soprattutto sulla necessità che la definizione dell’impresa sociale sia equilibrata in modo da mantenere in modo netto la caratteristica “no profit” del settore pur senza esorcizzare la forma imprenditoriale, secondo le linee previste dalla normativa europea.

Sul servizio civile la discussione che ha preceduto la formulazione del testo è stata segnata dalla preoccupazione che una definizione diversa da quella esistente (servizio civile come difesa pacifica della patria) possa offrire il fianco alle intenzioni della Lega di regionalizzare il servizio. La formulazione finale del testo, che ha avuto l’unanimità in Commissione tranne la Lega, riconosce il servizio civile sia come difesa della patria che come servizio alla patria, mettendo insieme l’esigenza di una definizione più moderna con il mantenimento dell’ambito nazionale.

Questa voce è stata pubblicata in Comunicati stampa. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.