Firmato il decreto per la riforma delle Camere di Commercio

E’ stato firmato dal Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda il decreto per la riforma ed il riordino delle Camere di Commercio. Con gli accorpamenti e la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali, il numero delle Camere di Commercio passerà da 95 a 60, così come viene ridefinito il numero delle Aziende speciali, che passano dalle 96 attuali a 58. In Emilia-Romagna si passa da 8 CCIA a 5 e viene costituita la Camera di Commercio della Romagna.
La riforma mira ad un maggior dinamismo dell’intero sistema imprenditoriale, ridefinendone i punti di riferimento sul territorio, in ragione degli obiettivi e delle strategie comuni. Alcuni enti camerali avevano già avviato processi di accorpamento, come quello per la costituzione della Camera di commercio di Forlì-Cesena e Rimini che rappresenta un’area di 56 comuni, 730mila abitanti e quasi 100mila imprese, per un valore aggiunto prodotto ogni anno di 19,5 miliardi (circa 9 da Rimini). A queste si unirà ora la CCIA di Ravenna con le sue oltre 41mila imprese registrate.
La realtà romagnola ha già dimostrato di essere matura per scelte di unificazione su area vasta (nella sanità con l’Unità sanitaria della Romagna, nei trasporti con la fusione delle aziende di trasporto pubblico locale in START, nel turismo con la creazione del Distretto della costa, con le esperienze associative nel settore delle acque, delle politiche ambientali relative ai parchi, del sistema bibliotecario…). Credo che creare anche un sistema camerale romagnolo efficiente per sostenere la crescita delle imprese e del nostro territorio sia una scelta matura e importante. Questo accorpamento va nella direzione della dimensione di Provincia unica di Romagna su cui mi sto impegnando da tempo, e che consentirà di mettere in atto le migliori strategie per la pianificazione e lo sviluppo delle attività sul territorio.
Attraverso i commissari ad acta si provvederà ora ad agevolare l’istituzione delle nuove Camere di Commercio derivanti dagli accorpamenti previsti dal Piano di riordino. Viene salvaguardata la presenza di almeno una Camera di Commercio in ciascuna Regione, sulla base dei criteri stabiliti dal decreto legislativo n. 219/2016.

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