Concessioni balneari si rischia il pasticcio

“Una soluzione pasticciata che rischia di generare aspettative inconciliabili con le esigenze di innovazione e riqualificazione, e di vanificare il lavoro di collaborazione fin qui svolto”. E’ il netto giudizio del deputato PD riminese Tiziano Arlotti sull’articolo del maxiemendamento al decreto Enti Locali che ha avuto ieri la fiducia al Senato, e che interviene anche sul tema delle concessioni demaniali marittime.

In particolare l’emendamento recita “In previsione dell’adozione della disciplina relativa alle concessioni demaniali marittime, le regioni, entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, operano una ricognizione delle rispettive fasce costiere, finalizzata anche alla proposta di revisione organica delle zone di demanio marittimo ricadenti nei propri territori. La proposta di delimitazione è inoltrata al Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, al ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare e all’agenzia del demanio, che nei centoventi giorni successivi al ricevimento della proposta, attivano, per gli aspetti di rispettiva competenza, i procedimenti previsti dagli articoli 32 2 35 del codice della navigazione, anche convocando apposite conferenze dei servizi” (9 –septiesdecies) e “le concessioni per l’utilizzazione delle aree di demanio marittimo per finalità diverse da quelle turistico-ricreative, di cantieristica navale, pesca e acquacoltura, in essere al 31 dicembre 2013, sono prorogate sino alla definizione del procedimento di cui al comma precedente, e comunque non oltre il 31 dicembre 2016” (9-duodevicies).

“Il testo uscito dal Senato mette a repentaglio tutto il lavoro fin qui fatto dal Governo – afferma Arlotti -, sia in sede di Commissione Europea dal sottosegretario Sandro Gozi, sia in sede di concertazione con i rappresentanti di categoria del settore balneare. La norma inserita nel maxiemendamento ha il solo effetto di creare confusione e sconcerto, fermo restando che per le concessioni demaniali marittime legate alle atttività diverse da quelle elencate, come le concessioni turistico-ricreative, si conferma la proroga al 31 dicembre 2020 (su cui si attende il pronunciamento della Corte di Giustizia europea in autunno sui due ricorsi inoltrati dai TAR di Lombardia e Sardegna). E’ grave infatti che con un emendamento venga imposta alle Regioni una ricognizione sulla fascia demaniale,  dimenticando che le Regioni e i Comuni sono i soggetti che hanno le competenze per pianificare urbanisticamente l’arenile, e sono deputati alla gestione delle concessioni demaniali marittime. In molti casi, come a Rimini, gli enti locali si stanno prodigando per riqualificare l’offerta e creare investimenti in un settore economico strategico come quello balneare. Investimenti che rischiano di essere compromessi.
Credo che questa soluzione pasticciata non riceverà il plauso delle associazioni sindacali di categoria, né degli operatori. Soprattutto rischia di generare aspettative inconciliabili con l’esigenza di innovare e riqualificare, valorizzando il lavoro e il valore delle attuali 30mila imprese balneari e dei loro addetti. Mi auguro che nel passaggio alla Camera ci siano le condizioni per modificare questa soluzione (e farò di tutto affinché avvenga), e soprattutto che il Governo si confronti con la Conferenza delle Regioni, l’Anci e le associazioni di categoria per evitare che il lavoro di collaborazione fin qui svolto venga vanificato”.

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