Banche popolari e investimenti: intervento in Aula

Il 6 marzo 2015 è stato avviato in Assemblea l’esame del disegno di legge di conversione (A.C. 2844-A ) del decreto-legge n. 3 del 2015. Con tale provvedimento, il Governo intende operare una sostanziale riforma della disciplina delle banche popolari, disciplinare puntualmente la tempistica dei trasferimenti di conti di pagamento, nonché emanare un insieme di disposizioni – ordinamentali, finanziarie e fiscali – che incentivino l’afflusso di investimenti, anche esteri, nel sistema imprenditoriale italiano.

Intervento di Tiziano Arlotti alla Camera
Discussione sulle linee generali

Signor Presidente, onorevoli colleghi, il provvedimento che ci accingiamo a discutere ed approvare ha come obiettivo quello di intervenire sul sistema bancario ma anche su quello degli investimenti e, a maggior ragione, per favorire una robusta azione di sostegno ai processi di internazionalizzazione e di esportazione, per favorire la crescita dell’economia italiana con particolare riguardo alle piccole e medie imprese che, notoriamente, hanno maggiore difficoltà di accesso al credito e al mercato dei capitali. Quindi, userò il tempo a mia disposizione per concentrarmi prevalentemente su questo aspetto perché durante la crisi globale, che ha avuto effetti maggiore nel nostro Paese rispetto ad altre realtà di questi ultimi anni, nonostante le grandi difficoltà e le turbolenze finanziarie ed economiche, l’Italia ha aumentato il proprio fatturato estero manifatturiero addirittura più di quello tedesco.
Ci sono cinque Paesi al mondo che hanno un surplus commerciale superiore a 100 miliardi di dollari, l’Italia è fra questi e nel 2014 il surplus commerciale è stato di 107 miliardi di euro mentre nel 2010 era di 30 miliardi di euro. Significa che in quattro anni l’Italia ha più che triplicato il suo surplus commerciale ed è la seconda potenza industriale europea dopo la Germania. La nostra forza è rappresentata in particolare da un sistema di piccole e medie imprese dotate di una spiccata capacità innovativa, di produzione di qualità e di eccellenza in cui siamo leader a livello mondiale e che rappresentano il nostro miglior biglietto da visita nel mondo, basti pensare che fra gennaio e settembre 2014 sono stati esportati nel modo 75 miliardi e mezzo di euro di prodotti made in Italy da ben 243.218 piccole e medie imprese su un totale di export del nostro Paese che è stato pari a 282,5 miliardi di euro a fine 2014.

Le piccole e medie imprese rappresentano il 26,7 per cento dell’export manifatturiero, quindi a maggior ragione è importante ciò che è previsto all’interno del provvedimento in oggetto. Non è quindi casuale se in questo disegno di legge che reca misure urgenti per il sistema bancario e degli investimenti è stato inserito l’articolo 3 che, fra l’altro, nel corso del confronto è stato modificato perché la discussione che c’è stata da parte di tutti i gruppi parlamentari e dei colleghi è stata una discussione che ha portato ad una riformulazione di questo articolo già nel titolo stesso: esercizio del credito a supporto dell’export e dell’internazionalizzazione dell’economia italiana da parte di Cassa depositi e prestiti Spa. Infatti, rispetto alla formulazione originaria che attribuiva a SACE la competenza a svolgere l’attività creditizia, con le modifiche in esame tale funzione è stata attribuita a Cassa depositi e prestiti, che può esercitarla direttamente o tramite SACE ovvero tramite una diversa società controllata, in quest’ultimo caso previa autorizzazione della Banca d’Italia. Viene conseguentemente modificata la disciplina della cosiddetta «export bank» contenuta nell’articolo 8 del decreto-legge n. 78 del 2009, consentendo l’utilizzo dei fondi provenienti dalla gestione separata di Cassa depositi e prestiti per tutte le operazioni volte a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese e non solo quelle – come precedentemente stabilito – assistite da garanzia o assicurazione della SACE o di altro istituto assicurativo le cui obbligazioni siano garantite da uno Stato.
La cosa che, quindi, va evidenziata è che questo articolo 3, considerando strategica l’attività di esportazione per far crescere la nostra economia, coerentemente alle strategie che il Governo persegue con il suo programma di legislatura, consentirà a Cassa depositi e prestiti Spa di agire direttamente o tramite SACE, ma anche con un soggetto specifico, dietro ovviamente parere favorevole da parte della Banca d’Italia, per svolgere questo intervento a sostegno dell’internazionalizzazione e dell’export delle nostre imprese.
Con questa operazione va detto che noi – così come avviene in altri Paesi e parlo di Stati Uniti, India, Cina e Giappone –, nel rispetto delle normative internazionali, europee e nazionali saremo in grado di supportare l’export, l’internazionalizzazione delle nostre imprese e di aumentare la competitività rispetto a chi già oggi opera sul mercato internazionale con questi strumenti.
Cassa depositi e prestiti potrà scegliere le modalità operative più opportune per esercitare questa funzione di esercizio del credito in via diretta, oppure tramite SACE, oppure – come dicevo – tramite la costituzione di una società controllata e credo che, da questo punto di vista, ciò possa consentire, se c’è il controllo di questa società, anche l’individuazione, comunque sia, e la costituzione di un soggetto che abbia le caratteristiche per poter mettersi in sinergia con operatori selezionati che consentano di poter dare più opportunità al nostro Paese e alle nostre imprese.
Le garanzie – così come previsto dal decreto n. 91 del 2014, all’articolo 32 – potranno essere utilizzate in settori strategici in società di rilevante interesse nazionale, sia per il livello occupazionale e di fatturato, che per il rilancio del sistema economico e produttivo.
Per questo motivo, la garanzia che dovrà essere rilasciata dal Ministero dell’economia e delle finanze non opererà sull’intera operazione, ma soltanto a copertura di eventuali perdite compatibili con i limiti globali degli impegni assumibili in garanzia e nell’ambito delle garanzie concesse dallo Stato iscritte ovviamente nello stato di previsione del MEF, che ha una dotazione iniziale nel 2014 di 100 milioni di euro.
Io credo che questa forte iniziativa, messa in atto dal Governo, sia un’iniziativa che tende a dare spessore e coerenza ad un provvedimento che – come dicevo – ha avuto i fari e l’attenzione prevalentemente sul sistema bancario, ma visto nella sua interezza proprio per quello che potrà portare anche in termini di accrescimento delle opportunità per le nostre piccole e medie imprese e per il sistema Paese. Per questo, lo votiamo con molta convinzione.

Video dell’intervento

Nell’infografica di seguito una panoramica delle norme del D.L. 3 del 2015.

Qui le  modifiche intervenute nel corso dell’esame in sede referente.

Questa voce è stata pubblicata in Interventi. Contrassegna il permalink.

I commenti sono chiusi.