Balneari, legittimo affidamento e concessioni di 30 anni

Legittimo affidamento per le attuali imprese, trent’anni di durata massima per i nuovi titoli: la riforma delle concessioni balneari prende questa direzione. Lo annuncia Tiziano Arlotti, deputato del Partito democratico e relatore del disegno di legge-delega in commissione Attività produttive, turismo e commercio, facendo il punto a Mondo Balneare sulle priorità da affrontare prima dell’imminente discussione in aula. «Il primo tema su cui ci concentreremo sarà quello del legittimo affidamento: gli imprenditori balneari che hanno avuto una concessione prima del 31 dicembre 2009 hanno diritto alla continuità aziendale, pertanto andrà definito un congruo periodo transitorio, non in modo indiscriminato ma in base agli investimenti sostenuti da ciascuna impresa», sottolinea Arlotti, riepilogando i temi più importanti per proseguire l’iter del ddl. «Le audizioni appena terminate sono state molto importanti, perché hanno coinvolto tutte le categorie lavorative interessate dal ddl, nonché l’Anci, la Conferenza delle Regioni, l’Agenzia del demanio e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti, che ci hanno evidenziato in maniera puntuale i temi su cui occorre concentrarsi di più. Domani alle 14 ci sarà un’ulteriore fase di discussione tra le due commissioni congiunte Finanze e Attività produttive, poi si passerà alla presentazione degli emendamenti, e infine all’approvazione alla Camera prima di trasmettere il testo al Senato». E durante la discussione, sostiene appunto Arlotti, «daremo la massima attenzione al tema del legittimo affidamento», da convertire in un periodo transitorio che però, «nel rispetto di quanto ha stabilito la sentenza della Corte di giustizia europea lo scorso 14 luglio, non potrà essere indiscriminato, ma andrà valutato in base agli investimenti effettuati da ciascuna impresa quando vigeva il regime di rinnovo automatico delle concessioni. Ovviamente andrà previsto anche l’obbligo di un indennizzo per il precedente concessionario, a carico del subentrante e garantito da fidejussione, pari al valore commerciale dell’azienda e che tenga conto dell’avviamento, delle strutture e delle attrezzature esistenti, e via dicendo, in base a delle perizie qualificate». Altro tema è quello delle nuove concessioni e della competenza delle Regioni: «A mio parere i nuovi titoli dovranno avere una durata massima di almeno trent’anni – rende noto Arlotti – ma saranno le Regioni a dover stabilire i limiti temporali, oltre che il numero massimo di concessioni per lo stesso soggetto, al fine di evitare illegittime o inopportune forme di accaparramento». E nemmeno i Comuni saranno trascurati: «Sono loro – dichiara Arlotti – ad avere le maggiori responsabilità in termini di pianificazione urbanistica, pertanto il loro ruolo non può essere messo in secondo piano». Ma con dei precisi paletti stabiliti dal governo: «Le future evidenze pubbliche – aggiunge infatti il deputato – dovranno privilegiare la professionalità di chi partecipa e la coerenza dei progetti con le scelte urbanistiche dei territori». Ancora manca, tuttavia, un’idea precisa sui chilometri di coste occupati e liberi da imprese. «Proprio per questo – replica Arlotti – la riforma prevederà l’aggiornamento delle procedure informative di gestione del demanio: abbiamo la necessità di avere un quadro generale e puntuale sullo stato attuale delle concessioni demaniali marittime, al fine di valutare le possibilità di ulteriore sviluppo. E siccome la Corte di giustizia UE ha detto che spetta al giudice nazionale stabilire se c’è scarsità o meno della risorsa, al fine di istituire i criteri di aggiudicazione delle concessioni, è ovvio che occorre un lasso di tempo che ci consenta di acquisire questi elementi». Infine, sui canoni concessori, il relatore del ddl conferma che «saranno rideterminati applicando i valori tabellari al posto degli Omi, dal momento che su questo abbiamo incontrato la convergenza positiva di tutte le associazioni di categoria. E in questa revisione, intendiamo anche risolvere definitivamente il pregresso dei cosiddetti “pertinenziali”».

Fonte: MondoBalneare.com

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