Approvati i provvedimenti per il settore ittico e della pesca

La Camera ha approvato ieri pomeriggio le deleghe al Governo per il riordino e la semplificazione normativa nel settore ittico e per le politiche sociali nel settore della pesca professionale. “Si tratta di misure attese dal comparto della pesca – spiega il deputato Pd romagnolo Tiziano Arlotti -, che da anni vive una crisi strutturale, causata dagli elevati costi di produzione, dalla diminuzione della capacità di pesca dovuta a ragioni di sostenibilità ambientale e dalla crisi di mercato. Un settore che in Emilia-Romagna conta oltre 2000 imprese attive nel settore dell’acquacoltura e circa 700 che praticano pesca marina, con una novantina di imbarcazioni interessate ogni anno dal fermo pesca in Romagna. L’obiettivo è fornire al settore ittico un quadro normativo sistematico ed equilibrato, semplificando da un lato gli adempimenti spesso eccessivamente gravosi per le marinerie, salvaguardando il delicato equilibrio tra sfruttamento della risorsa e sostenibilità, e strutturando l’ampio comparto della pesca non professionale, oggi sostanzialmente deregolamentato”.

Il provvedimento, che passa all’esame dell’altro ramo del Parlamento, prevede una serie di deleghe al Governo, continua il deputato. “Le principali riguardano politiche sociali nel settore della pesca professionale, per garantire agli operatori della pesca, armatori ed imbarcati, l’equo indennizzo o ristoro in caso di sospensione dell’attività di pesca dovuta al fermo biologico o ad altre cause legate alle avversità meteorologiche o a ristrutturazioni aziendali; le modifiche al sistema sanzionatorio che attenuano l’entità delle sanzioni attualmente vigenti; la ripartizione di ogni eventuale incremento annuo del contingente di cattura di tonno rosso assegnato all’Italia, per l’80% alla pesca accidentale o accessoria,  fermi restando i coefficienti di ripartizione e le quote individuali di tonno rosso assegnate; l’istituzione del Fondo per lo sviluppo della filiera ittica, con una dotazione finanziaria di 3 milioni di euro per il 2018”.

Altre misure riguardano:

  • il riordino e aggiornamento della normativa vigente in materia di pesca ed acquacoltura, tramite l’emanazione, entro diciotto mesi, di uno o più testi unici;
  • il riassetto della normativa nazionale vigente in materia di pesca sportiva e per l’adeguamento alle disposizioni vigenti in ambito europeo; il riordino della normativa in materia di concessioni demaniali per la pesca e l’acquacoltura e di licenze di pesca;
  • le nuove disposizioni sui distretti di pesca, sistemi produttivi locali istituiti con decreto del Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali;
  • la disciplina dei Centri di assistenza per lo sviluppo della pesca e dell’acquacoltura (CASP) chiamati a svolgere compiti di assistenza tecnico-amministrativa a favore degli operatori della pesca;
  • l’inclusione degli organismi promossi dalle associazioni di categoria tra i soggetti abilitati a predisporre i programmi per la promozione della cooperazione e dell’associazionismo delle imprese di pesca;
  • la modifica della disciplina della rappresentanza delle associazioni della pesca nelle commissioni di riserva delle aree marine;
  • il ripristino delle funzioni della Commissione consultiva centrale della pesca e dell’acquacoltura;
  • le nuove disposizioni in materia di prodotti della pesca che consentono agli operatori di utilizzare cassette standard per le specie ittiche individuate con decreto e l’obbligo da parte degli operatori di apporre le informazioni relativi ai prodotti della pesca e dell’acquacoltura utilizzando un codice a barre o un QR-code come strumento di identificazione;
  • l’adeguamento della normativa primaria in materia di pescaturismo ed ittiturismo;
  • l’estensione ai settori della pesca e dell’acquacoltura dell’esenzione dall’imposta di bollo per le domande, gli atti e la documentazione finalizzati alla concessione di aiuti comunitari e nazionali e a prestiti agrari di esercizio;
  • l’introduzione della disciplina della vendita diretta dal pescatore al consumatore finale dei prodotti derivanti dall’esercizio della propria attività, compresi quelli oggetto di manipolazione o trasformazione;
  • il Fondo per lo sviluppo della filiera ittica, accogliendo i pareri delle commissioni Trasporti e Bilancio, non è più finanziato con i proventi  derivanti dal pagamento del contributo annuale per l’esercizio della pesca non professionale, bensì con un’adeguata copertura finanziaria e contestualmente è stata inserita tra le deleghe al Governo l’emanazione di una disciplina specifica riguardante l’esercizio della pesca non professionale.
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