Ambiente, territorio risorse naturali: cosa abbiamo fatto

Nel corso dei 5 anni della XVII legislatura i temi ambientali hanno riempito l’agenda politica ed economica sia a livello globale che a livello nazionale. La coscienza della necessità di un diverso modello di sviluppo e di governo di una società globale e complessa si è sedimentata negli scorsi decenni e negli ultimi anni ha intersecato tutte le politiche, restituendo una visione integrata di politica economica, di governo dei territori, di politica industriale, energetica, infrastrutturale, sanitaria e culturale.

I provvedimenti che in questi 5 anni la Commissione Ambiente ha discusso e approvato – insieme a quelli che non sono arrivati a conclusione e che rappresentano l’orizzonte di lavoro degli anni a venire – delineano il disegno di un futuro assetto del paese più in equilibrio tra risorse delle città e dei piccoli comuni, più virtuoso nel controllo delle modalità di costruzione di piccole e grandi opere pubbliche, più sicuro nelle attività di previsione e prevenzione delle conseguenze di fenomeni climatici estremi e di eventi naturali determinati dalla fragilità idrogeologica e sismica della penisola, più protetto dall’inquinamento dell’aria, delle acque, del terreno, degli alimenti, più autonomo e più efficiente in campo energetico e più tutelato dai reati contro l’ambiente e la salute. L’approccio ambientalista ha dimostrato nel corso della legislatura di rappresentare una sorta di filo conduttore trasversale alle politiche agricole, industriali ed energetiche, urbanistiche e culturali, che stanno assumendo progressivamente il tema della “sostenibilità” quale nucleo fondante nell’elaborazione dei rispettivi progetti.

Nell’ambito del contrasto ai cambiamenti climatici legati al riscaldamento globale, si inserisce il provvedimento sulle energie rinnovabili, grazie al quale abbiamo ridotto le emissioni nocive, promosso l’innovazione tecnologica e superato il target dell’Ue per il 2020 per una crescita sostenibile. Questo, senza tralasciare la salvaguardia delle nostre risorse idriche minacciate dall’emergenza siccità. Con la riforma delle agenzie ambientali abbiamo inoltre riorganizzato il sistema nazionale dei controlli ambientali per creare procedure uniformi e condividerne i dati.

Abbiamo promosso una nuova cultura ambientale con incentivi e detrazioni fiscali (ecobonus) per riqualificazioni energetiche, messa in sicurezza dal rischio sismico, sistemazione del verde urbano (Legge di Bilancio 2018).

Tutelare l’ambiente vuol dire anche salvaguardare l’esistenza dei piccoli Comuni, come abbiamo fatto grazie ad una legge attesa da anni, che ne valorizza il territorio e il ruolo. Una cura del territorio e del patrimonio edilizio che, grazie al progetto “Italia sicura” per la messa in sicurezza da frane ed alluvioni, ha già permesso la realizzazione di opere utili per circa 30 miliardi di euro e l’uscita da una logica emergenzialista. Sempre nel segno della difesa dell’ambiente vanno ricordati il piano nazionale che mette al centro la bici invece dell’auto e la legge sulla biodiversità che tutela il nostro patrimonio inestimabile di oltre 67mila specie di piante e animali.

Infine, con la legge sugli ecoreati, oltre ad aver  assestato un duro colpo alle ecomafie, sono stati introdotti nel nostro codice penale i reati di disastro ambientale, inquinamento ambientale e traffico e abbandono di materiali ad alta radioattività.

Le questioni affrontate in questi cinque anni sono state davvero molte e si può affermare che il Paese sta finalmente cambiando verso, instradandosi in maniera irreversibile nel percorso ormai globale della green economy e di uno sviluppo che renda sostenibile per il pianeta il consumo umano delle risorse ambientali. La cifra della nuova legislatura dovrà essere innovare e ascoltare. Con un sistema di Enti locali forte, un nuovo legame tra aree interne e aree urbane, una valorizzazione delle reti e delle eccellenze territoriali che fa bene all’Italia.

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